collezione – collazione

Il giorno 28 ottobre del 2005, in occasione del mio 57esimo compleanno, è stata inaugurata a Milano, alla Galleria 10.2!, una mia mostra personale dal titolo Parole l’opera. Un  semplice anagramma per una raccolta di lavori che ripercorreva la mia attività artistica dal 1973 al 2005.

Il catalogo era corredato da due testi, quello dell’amico Stefano Bartezzaghi, e quello di Antonella Sbrilli, docente di Storia dell’arte alla facoltà di lettere e filosofia della Sapienza di Roma, ma soprattutto grande appassionata del rapporto tra arte e gioco.

Quando Antonella ha visitato la mostra è subito nata un’amicizia che, di primo acchito, ha portato alla sua intenzione di suggerire un rendiconto del mio lavoro come soggetto per una tesi di laurea da parte di una sua allieva, Sabina Cappai. Con lei si sono susseguiti incontri, chiacchierate, scambi di documentazione e un coinvolgimento reciproco che ci ha impegnato per più di un anno: Sabina si è laureata il 2 luglio 2007 con un meritatissimo 110 e lode.

Come celebrare questo evento che, oltre a manifestare una mia modesta presenza nel mondo dell’arte, riassumeva una situazione e un contesto che ho vissuto in prima persona a fianco di maestri del calibro di Davide Boriani e il Gruppo T, François Morellet e il GRAV (Groupe de Recherche d’Art Visuel), Ben Vautier, Sol LeWitt, Peter Hutchinson e tanti altri?

La prima (banale) ipotesi stava nel raccogliere il tutto in una monografia, uno di quei bei volumoni in carta patinata che si mettono in primo piano su uno scaffale e che servono soltanto all’autore per guardarsi allo specchio con vanagloria quando lo presenta agli amici oppure come regalo ai collezionisti per gratificarli del loro contributo alla sua sussistenza.

No. Non era il caso. E poi – soprattutto – si sarebbe trascurata quella componente ludica che accompagna il mio lavoro fin dall’inizio. Un continuo rimbalzo tra arte e gioco, le due manifestazioni dell’essere umano che non hanno una finalità diretta, specifica e fondamentale alla sopravvivenza; due intervalli, due pause simili e gradevolmente distraenti che permettono di pensare alla vita come a un piacere e non a una successione di occorrenze, di incombenze e di necessità. Che cosa poteva accomunare arte e gioco con l’obiettivo di mostrare una serie di immagini, un percorso di quadri, libri e oggetti vari prodotti nel corso di circa quarant’anni?

La folgorazione. Un album di figurine.

Realizzato, ovviamente, da Panini. Il meglio del meglio.

copertina 200

E strutturato in modo tale che fosse autosufficiente, in quanto a informazioni e illustrazioni, ma che insinuasse la contagiosa ed epidemica idea della collezione per fare sì che la sua lettura non si limitasse alla superficie ma pretendesse una forma attiva di partecipazione per il completamento della raccolta. Un gioco, insomma, ma anche un qualcosa di simile a un’opera d’arte. Come precisavo nell’introduzione “l’aspetto ludico di questo album, che non è una
monografia, che non è un catalogo, che non è un libro
d’artista, che tanto altro non è se non una raccolta di
immagini, è quello di riassumere in alcuni testi e in
cento figurine il mio lavoro di questi ultimi tanti anni.
Al collezionista che cerca l’assoluta, irraggiungibile
unicità del capolavoro propongo questa meta-collezione
nella speranza che non rimanga una collezione a metà …

Presentato nell’ottobre del 2008 in occasione di una doppia personale (Galleria Derbylius di Milano e Galleria 10.2! sempre a Milano) l’album ha incontrato un successo al di là di ogni più ottimistica previsione. Fino a raggiungere, quasi, l’esatto opposto del suo obiettivo primario, a fagocitare con l’irruenza della sua originalità il tentativo di collazione storica del mio lavoro.

Artisti, critici, collezionisti si raccoglievano in capannelli per praticare il celomanca ovvero lo scambio delle figurine. A tal punto che sono state organizzate, a Milano e a Genova (presso la Galleria Unimedia Modern) delle vere e peoprie serate/sessioni di questi scambi.

figurinebustine

Infine, per chiudere in coerenza con la tradizione Panini, a tutti coloro che hanno completato l’album ho regalato una mia particolare opera, strutturata in più elementi suddivisibili in modo tale che ogni possessore avesse un pezzo unico, una parte dell’intero.

Proprio come ogni figurina, e l’album stesso, non sono altro che un frammento della continuità del mio lavoro.

 

 

1 Commento

  1. DANIELE

    Bravo Aldo !!!!
    sono Daniele Pini abbiamo lavorativo insieme Con Rina Nova…
    negli anni 70…
    Ottimo hai avuto una grande evoluzione… Complimenti e un saluto da Daniele pini

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