Cruciverba e puzzle: una sfida a due

 

relazione tenuta al convegno

Attenzione al potenziale

Palazzo Medici Riccardi – Firenze – 8 maggio 1991

 

 

schema cruciverba

Come potete facilmente notare questo cruciverba è incompleto; manca infatti di una parte, forse la più importante: le definizioni. Mi auguro che vorrete giocare con me e riempirlo con le definizioni che progressivamente vi darò.

Cominciamo subito: parleremo del rapporto tra puzzle e cruciverba. Ognuno di essi è un … 1 verticale. Facile no? (Scrivete la parola nello schema). E parlando di puzzle e di cruciverba il discorso cade naturalmente su quel romanziere francese il cui cognome va scritto alla 17 orizzontale.

Lo stesso romanziere ha dato (nel preambolo de La vita istruzioni per l’uso) una particolare definizione del puzzle:

“Se ne potrà dedurre quella che è probabilmente la verità ultima del puzzle: malgrado le apparenze, non si tratta di un gioco solitario: ogni gesto che compie l’attore del puzzle, il suo autore lo ha compiuto prima di lui; ogni pezzo che prende e riprende, esamina, accarezza, ogni combinazione che prova e prova ancora, ogni suo brancolare, intuire, sperare, tutti i suoi scoramenti, sono già stati decisi, calcolati, studiati dall’altro.”

Dunque il puzzle non è un gioco solitario. È una sfida a due, una sfida a distanza nel tempo e nello spazio. La stessa cosa vale per il cruciverba.

Siamo solo alla prima delle affinità tra questi due giochi. Anche la loro struttura è simile: una tessera del puzzle è facilmente paragonabile all’entità minima del cruciverba (da scrivere alla 10 orizzontale). E ognuno di questi due elementi assume significato soltanto in rapporto ai suoi vicini.

Una curiosità: il nome inglese del cruciverba, “crossword puzzle”, è stato tradotto da Fernando Palazzi in “puzzelo” nel primo libro di cruciverba pubblicato in Italia (Milano, Mondadori, 1925).

Ancora: puzzle e cruciverba sono entrambi formati da ‘due parti’: il puzzle è costituito da un’immagine che viene tagliata in un numero definito di pezzi. Quindi: disegno del soggetto e successivamente taglio. Nel cruciverba c’è lo schema e ci sono le definizioni. Dunque abbiamo due giochi frammentati in due parti ciascuna delle quali deve essere calcolata e studiata prima dall’autore e poi dal solutore.

Il puzzle. L’autore sceglie la fotografia oppure prepara il disegno (come quel personaggio del romanzo sopracitato di Perec che dipinge i cinquecento acquerelli. Ricordate il suo nome? Ce n’è un pezzo nella 4 verticale). È il passo più semplice nella preparazione del puzzle, ma è anche quello meno creativo, più scontato. Più fantasioso (e più difficile) è invece il taglio. (Inserite alla 1 orizzontale il nome, non il cognome, dell’artefice dei puzzle nello stesso romanzo). Come dice ancora Perec, “non nel soggetto del quadro o nella tecnica del pittore sta la difficoltà del puzzle, ma nella sapienza del taglio”.

Nella soluzione, il poseur, l’attore, il facitore deve partire proprio dal taglio per ricostruire l’immagine globale, perché le forme sulle tessere possono essere ambigue, ingannevoli (“lo spazio organizzato, coerente, strutturato, significante, del quadro verrà spezzettato […] in elementi falsificati, portatori di false informazioni”).

Per questo motivo la forma della tessera è fondamentale, In teoria, dovrebbero essere tutte diverse. Possono essere a ‘croce’, a ‘croce di Lorena’ e anche simili a… (7 orizzontale). Ci sono anche quelle che stanno sui bordi: il classico punto di riferimento per iniziare la soluzione del gioco.

Il cruciverba. Anche qui è proprio sui bordi che si apre lo scontro tra autore e solutore. Il primo ha nella prima riga orizzontale e nella prima verticale il punto di partenza per la realizzazione dello schema. Sapete come sono definite da Georges Perec queste due parole, chiavi dello schema? Scrivetelo nella 3 verticale. (È difficile, lo ammetto, ma gli incroci delle altre definizioni vi daranno una mano).

Anche il solutore del cruciverba trova un aiuto nei bordi, tanto è vero che Pier Silvio Rivetta, umanista, orientalista (ed enigmista sotto lo pseudonimo di ‘Toddi’) mette al primo posto nel suo Decalogo per il solutore di cruciverba (1925) il seguente consiglio: “La chiave del cruciverba è nelle caselle a destra e in quelle in basso. Non abbordare parole prima di quelle.”

Nella creazione di un cruciverba, avverte Perec nell’introduzione  Les Mots croisés, “la costruzione dello schema è un lavoro fastidioso, minuzioso, maniaco, una sorta di aritmetica basata sulle lettere” equivalente alla scelta e alla realizzazione del disegno del puzzle. Più entusiasmante la ricerca delle definizioni, “un lavoro fluido, impalpabile, una passeggiata nel paese delle parole dove si tratta di scoprire, nei dintorni imprecisi che costituiscono la definizione di una parola, il luogo fragile e unico dove essa si rivela e si nasconde.”

Come colui che effettua il taglio delle tessere del puzzle lavorando sulle immagini, chi definisce le parole da inserire in un cruciverba deve lavorare di fantasia sui significati “lasciando che la sua attenzione galleggi liberamente nella scia delle mille e una associazioni evocate da questa o da quella parola”.

Ecco la vera sfida a due tra autore e solutore: il mostrare nascondendo, il dire e il non dire, l’alludere per coinvolgere e preoccupare e infine divertire al momento della scoperta della parola così curiosamente definita. Un braccio di ferro mentale.

In questo ambito il ‘letterato’ Perec riqualifica e innalza il ruolo di semplice ‘compilatore’ di griglie con caselle bianche e… (13 orizzontale). Le sue definizioni non sono banalmente nozionistiche come la 12 orizzontale: ‘Iniziali dell’ultimo della famiglia dei proprietari dello stabile di Rue Simon-Crubellier 11’; oppure (sempre più difficile: credo che nessuno potrà scrivere nell’immediato qualcosa sullo schema), 8 verticale: ‘Cognome di un corridore ciclista citato a pagina 361 nell’edizione italiana de La vita istruzioni per l’uso’.

Gioca invece con le allusioni enigmatiche il 14 orizzontale: ‘Soffiato dai francesi’; con gli equivoci il 2 verticale: ‘Non è scesa fino in fondo’. Oppure, 11 verticale: ‘Un’aria poetica’. E ancora con il bisenso il 5 verticale: ‘Una nota di altruismo’. Per poi cercare una via di salvezza nella definizione di gruppi di lettere del tutto astruse (6 orizzontale: ‘Un frammento di ricordo’. 15 verticale: ‘Era al principio’. 9 verticale: ‘Bordi cuciti a rovescio’. 16 orizzontale: ‘Nell’orologio’. Quest’ultima definizione, tra le prime ‘curiose’ pubblicate in Italia, si trova in uno schema de Il mattino illustrato del 1927.

Il vostro schema dovrebbe essere completato. Il puzzle di lettere ricomposto. D’altronde, “la soluzione era evidente, evidente quanto il problema era parso insolubile fino a quando lo aveva risolto.” Queste parole si riferiscono al solutore di puzzle (La vita istruzioni per l’uso, pag. 346), ma allo stesso modo al solutore di cruciverba. Le stesse identiche parole sono infatti usate da Perec anche nella prefazione a Les Mots croisés (pag. 11).

Il mio cruciverba non è granché, lo so. Non è certo quel ‘cruciverba molto speciale’ in cui Perec ha inserito parole con la sola vocale ‘e’. E non è neppure il cruciverba pubblicato il 3 luglio 1980 su Le Monde in cui ogni parola era un palindromo, cioè leggibile anche da destra verso sinistra.

Non è nemmeno quel gioiello di semplicità e di genialità che contraddistingue il cruciverba a una sola casella sempre di Perec (1 orizzontale: ‘vocale’. 1 verticale: ‘consonante’) che è intraducibile (1).

Questa è forse l’unica differenza tra il cruciverba e il puzzle: nessuno ha ancora inventato un puzzle formato da una sola tessera.

 

Per chi volesse verificare la propria abilità di solutore di cruciverba, ecco la soluzione

 

(1) A partire dal 2003 mi sono cimentato con una serie di cruciverba a una sola casella portando a termine il definizionario.

 

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